La storia del casinò di Campione d’Italia, dal successo alla chiusura

Il casinò di Campione d’Italia è stato uno dei 4 casinò italiani. Fondato nel 1917 e chiuso nel 2018, ha scritto in modo indelebile la storia del gioco d’azzardo del nostro paese. Situato a Campione d’Italia, exclave italiana sul territorio svizzero del Canton Ticino, affacciato sulle acque del Lago di Lugano, è stato il casinò più grande d’Europa e l’azienda più importante posta sul territorio comunale.

La struttura venne costruita e inaugurata nel 1917, durante la prima guerra mondiale, ma venne chiusa poco dopo, nel 1919. La successiva e definitiva riapertura si ebbe ben 14 anni più tardi, nel marzo 1933. Da lì in poi, il casinò di Campione d’Italia visse i suoi anni di gloria: al suo interno si trovavano slot machine, tavoli da poker, blackjack e roulette, una sala dedicata alle scommesse sportive, due ristoranti e un’area dedicata a spettacoli e concerti.

Gli anni 2000

A fianco del palazzo storico che ospitava il casinò, nel 2007 venne costruito un nuovo edificio, realizzato dall’architetto Mario Botta, ad un costo di circa 150 milioni di euro. Il palazzo, alto ben nove piani, è perfettamente visibile dalle acque del lago di Lugano, specialmente di sera e durante le ore notturne, quando grazie a luci di colore rosso acceso veniva illuminato a giorno. Ma nonostante il costo esorbitante della costruzione, il palazzo del casinò di Campione non ha mai incontrato i favori del pubblico, tanto che dai più è stato definito un ecomostro, per via del suo design spigoloso e della pesantezza delle linee.

Ma già l’anno precedente, il casinò di Campione d’Italia iniziò a salire alla ribalta delle cronache, a causa di una accusa di associazione a delinquere per riciclaggio di denaro ai danni di Vittorio Emanuele di Savoia, figlio dell’ultimo re d’Italia. Secondo l’accusa, l’imprenditore utilizzava il casinò per riciclare soldi sporchi, anche se alla fine del processo fu assolto in via definitiva dal Tribunale di Roma.

Il fallimento del luglio 2018

Quella del 2006 però, fu soltanto l’anticamera di ciò che sarebbe successo soltanto 12 anni dopo: nel luglio 2018 infatti il casinò di Campione d’Italia fu insolvente e il tribunale di Como lo costrinse a dichiarare fallimento. Da lì in avanti la gestione è a capo dei curatori fallimentari; attualmente, numerosi imprenditori sono interessati a rilevarlo, presumibilmente per riaprirlo, trasformarlo in un hotel o in un centro di lusso. Ci sono però ancora una serie di problemi pendenti, tra cui un mutuo da 45 milioni di euro ancora da pagare dal comune per la costruzione della nuova sede, oltre a quasi un anno di stipendio per circa un centinaio di dipendenti. Tutte cose che i nuovi proprietari dovranno risolvere in qualche modo.

Nel frattempo, dei circa 500 dipendenti della struttura, 195 sono riusciti ad ottenere l’indennità di disoccupazione svizzera; i due terzi dei dipendenti sono domiciliati in Svizzera ma residenti in un paese UE, per la maggior parte in Italia, e per questo non hanno diritto all’indennità di disoccupazione.

Le alternative

La chiusura in via definitiva del casinò di Campione d’Italia ha lasciato un vuoto nel mondo del gioco d’azzardo legale in Italia. Adesso, chi desidera trascorrere una serata al casinò ad alto tasso di adrenalina, può dirigersi soltanto verso Sanremo, Venezia o Saint Vincent in Val d’Aosta, o in alternativa giocare online. Sono infatti tanti i siti web, approvati dall’AAMS e dall’agenzia delle dogane e dei monopoli, che consentono di registrarsi e scommettere. Ad esempio, NetBet Casinò offre diversi giochi da casinò tra cui la roulette, il poker e il blackjack, tre tra i giochi più amati dal pubblico che una volta frequentava il casinò di Campione d’Italia, e che oggi è costretto a trovare alternative altrove.