MARIA CORBI
LE mamme non sono più quelle di una volta. Impossibile negarlo. Ma come si fa a essere le stesse quando occorre diventare prestigiatrici del tempo, moltiplicando le ore a disposizione per fare tutto? Il marito che pretende di avervi nel ruolo di amante, sempre perfettamente sexy, i figli che vorrebbero appiccicarvi la qualifica di «taxi» personale, nonché cuoca, compagna di giochi e assistente ai compiti; il vostro capo che vi guarda storto appena dimostrate di avere anche qualcos’altro in mente oltre alla vostra carriera. E poi ci sono le amiche che in tempi di divorzi, di crisi peliculas porno del maschio e di Sex and The City sono diventate una palestra emotiva da frequentare assiduamente. Roba da crisi di nervi.
Così le super mamme sempre affannate, in ritardo e con il cuore gonfio di sensi di colpa sono sicuramente le nuove eroine moderne. L’8 maggio è la loro festa, e sarà, come al solito, esaltata dal consumismo. Una festa da 270 milioni di euro (oltre il doppio della festa del papà, quasi quanto la festa della donna). Secondo l’Osservatorio di Telefono Blu, sono circa 24 milioni le mamme (circa il 37% di queste è anche nonna) che in questo giorno riceveranno libri, cioccolatini, fiori, profumi e anche regali più seri fatti con il finanziamento del papà. Almeno 10 milioni di cartoline e messaggi e-mail, 8 milioni di sms e almeno un milione di mms, partiranno diretti alle festeggiate (circa 15 milioni). Un vero business e una certezza: le donne preferirebbero di gran lunga avere meno fiori e cioccolatini e più aiuto in casa e servizi fuori in grado di aiutarle.
Secondo l’Istat, l’aumentare del livello di istruzione femminile sta producendo una sostituzione del modello «casalinga – moglie – madre» con quello di «lavoratrice – moglie – madre». Ce ne eravamo accorti. «Sì siamo cambiate, è cambiata la società ma nessuno sembra averla capito», spiega Isabella, 39 anni, dipendente pubblica. «Pensi che mi hanno rifiutato al nido la mia bambina di quasi tre anni perché ho un altro figlio più piccolo a casa. Il senso è: ne tieni uno ne puoi tenere anche due. Ma le sembra una giustificazione? In realtà non ne posso tenere nessuno visto che lavoro a tempo pieno e mia madre non ce la fa a stare dietro a un poppante e a una peste di due anni e mezzo». Isabella non pensa di lasciare il lavoro («anche se volessi non potrei…») mentre invece molte altre donne, esattamente una su cinque, una volta diventate madri decidono di smettere. Quasi tutte con la stessa motivazione: «non ho nessuno che mi possa tenere i bambini».
Chi resiste con un piede a casa e uno in ufficio deve rassegnarsi a rinunciare al tempo per se stessa. Secondo un’indagine Istat, infatti è questo il tasto dolente per il 57 per cento del campione. Una vita a rincorrere figli, tempo, soddisfazioni, marito. E non deve stupire se prima di intraprendere questa maratona le interessate decidano di concedersi un lungo allenamento, rimanendo single e a casa di mamma e papà. Il 50,4% delle ragazze tra i 25 e i 29 anni vive nella casa dei genitori e quasi un quinto di quelle tra i 30 e i 34 anni non ha ancora costituito una propria famiglia. Di conseguenza si fanno meno figli e sempre più tardi (oltre i 27 anni).
Cresce anche il numero delle donne divorziate. Ad oggi ammontano a 1 milione e 337 mila le signore separate (anche di fatto) o divorziate. «Essere mamme senza più un marito accanto quotidianamente aumenta i problemi», spiega Adele che ha due figli, un lavoro e un ex marito. «I ragazzi richiedono molto più impegno da parte mia dopo il divorzio. Perché è inutile pensare che possano non soffrire. Loro vogliono la famiglia tradizionale con una mamma e un papà. Invece non è così e io mi ritrovo a fare da mamma e da papà. L’altro giorno una psicologa ha fatto disegnare a Giacomo una famiglia-zoo e io ho avuto la parte della leonessa. Credo significhi che individua in me il genitore forte, dominante, protettivo». Donne leonesse, con troppi ruoli da ricoprire e troppe cose da fare. Per fortuna che la psicologa Ellen Galinsky (nel libro di Anna Oliverio Ferraris «Non solo amore», Giunti editore) ci tranquillizza spiegandoci che i bambini videos porno non sono turbati dall’idea che la loro madre lavori. L’importante è imparare a non avere fretta quando si sta con loro. E vincere i sensi di colpa.
La Stampa 5 maggio 2005
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